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Acqua e Zammu’? Si grazie. Il drink di Palermo

Acqua e Zammù? Si grazie. Con le temperature calde di questi giorni di fine estate, la risposta alla domanda è sempre si.

Gradite un bicchiere di acqua e zammù freddo?

E’ questa la domanda che vi rivolge il vero palermitano quando fuori le temperatura si scaldano e la risposta è ovviamente sempre positiva, perchè non si può rifiutare un offerta così gradita e dissetante come acqua e zammù quando fa caldo caldo.

Cos’è acqua e zammù? La storia

Forse non tutti i siciliani sanno della famosa bevanda chiamata acqua e zammù, perchè è tipica di Palermo, quindi noi di Cosa fare in Sicilia vi sveleremo tutto ma proprio tutto di questo dissetante drink siciliano DOC, anzi palermitano DOC.

Il termine per i non siciliani zammù appare verosimilmente incomprensibile, in realtà esso deriva dal termine sambuco e rappresenta un’antica consuetudine che i palermitani erano soliti offrire come digestivo, a fine pasto, accompagnandolo con la cosiddetta “mosca” ossia un chicco di caffè inserito all’interno del bicchierino.

Nel corso del tempo forse la primigenia infusione di acqua e distillati di parti del sambuco venne integrata o sostituita da acqua e distillato di anice (di anice verde prima e di anice stellato poi)?

Fatto sta che la tradizione popolare trasferì tout court il nome di acqua e zammu’ (zammu’- zambut- sambuco) all’acqua e anice.

Il termine zammù

Un’altra spiegazione plausibile per il nome acqua e zammu’ legato ad acqua e anice potrebbe essere legato alla pronuncia araba del sostantivo “anice” (che qui scriviamo con l’alfabeto occidentale): “yansun”.

Questa pronuncia, o una simile di un vocabolo più arcaico, storpiato magari dal popolo autoctono della Sicilia, potrebbe aver dato vita al termine “zambut” >zammut>zammu’. Peraltro anche l’Anice possiede delle proprietà benefiche in parte sovrapponibili a quelle del Sambuco.

Questo prezioso “elisir” e importato in Sicilia dagli arabi si diffuse presto in ogni casa contadina per correggere e disinfettare l’acqua delle cisterne e dei pozzi.

Con l’avvento del cloro questo uso su presto dimenticato da tutti ma non da i palermitani.

I chioschi

Infatti i palermitani nel loro genio (hanno nel Dna quello dei mercanti arabi) non dimenticarono l’usanza e anzi ne fecero un vero marketing.

Nel lontano 1813 all’interno di una tabaccheria ubicata nella piazza della Fieravecchia, oggi piazza della rivoluzione, di proprietà della famiglia Tutone, iniziò la produzione dell’anice unico, a livello industriale.

Le tipiche bottiglie dall’etichetta gialla

S’imbottigliò in una particolare bottiglia nella cui etichetta, di colore giallo-oro bordata di rosso, fu riprodotta l’effige della statua del vecchio genio Palermitano, dove si sviluppò questa tradizione veramente “geniale”.

Il chiosco attiguo al locale, divenne punto di ritrovo di gente d’ogni classe sociale, perfino dall’aristocrazia palermitana che vi si recava per dissetarsi con l’acqua e zammù.

Ancora oggi è la bevanda preferita di tutti i palermintani.