Peppino Impastato, il casolare dove morì, non sarà demolito

Peppino Impastato, il casolare dove morì, non sarà demolito

Peppino Impastato il casolare dove morì non sarà demolito, anzi diverrà presto bene pubblico.

Omaggio a Peppino Impastato

La Giunta Regionale ha approvato gli atti per l’espropriazione dell’edificio di Cinisi in provincia di Palermo e del terreno circostante al casolare noto per l’uccisione di Peppino Impastato ucciso dalla mafia.

Come detto quindi il casolare tristemente noto di Cinisi su proposta del presidente della regione Nello Musumeci non verrà demolito, ma anzi verrà espropriato e reso usufruibile dalla gente.

Il governo regionale ha impegnato 106.345 euro per l’acquisizione dell’immobile e presto diventerà un museo.

Chi era Peppino Impastato?

Peppino Impastato fu ucciso nella mafia il 9 maggio il 1978.

Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa, presto si rende conto dell’assurdità dei “valori famigliari” e si allontana.

Nel 1965 fonda il giornalino “L’Idea socialista” e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra.

Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali 

Nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini .

Il casolare di Peppino Impastato

Per le attività legate alla radio verrà ucciso da sicari mafiosi nel 1978.

Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione.

L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo.

Le dichiarazioni del presidente Nello Musumeci.

“Con il provvedimento assunto dal governo regionale manteniamo l’impegno assunto, anche da me in prima persona, al tempo in cui guidavo la commissione Antimafia, nei confronti della famiglia Impastato e di tutta la comunità regionale”, dice il governatore Musumeci.

“Quell’edificio – aggiunge – diventerà bene pubblico e accessibile alla fruizione di tutti.

Peppino Impastato rappresenta un simbolo della Sicilia onesta che ha combattuto, e deve continuare a combattere, la criminalità mafiosa e il malaffare.

Una figura che, oltre le diversità delle appartenenze politiche, costituisce un esempio di denuncia e di coraggio, soprattutto per le giovani generazioni”.



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